Rifugiati

Da anni, nel territorio italiano, si registra una crescita continua delle migrazioni forzate. Sempre più numerosi sono i richiedenti asilo che arrivano nelle città o in provincia e che presentano domanda di protezione. Questo fenomeno coinvolge non solo le zone di confine, ma anche comuni come Giaveno, che periodicamente si trovano a offrire ospitalità a rifugiati provenienti da situazioni di disagio.Non va inoltre dimenticata la situazione di oggettiva difficoltà che molte famiglie si trovano a vivere a causa dell’attuale situazione economica.

In quest’ottica, si ritiene necessario che il Comune, crei degli strumenti in grado di integrare l’attuale legislazione sul tema, al fine di creare un servizio di accoglienza stabile ed in grado di fornire una risposta concreta alle difficoltà dei rifugiati e non.

Tale soluzione si potrebbe trovare nella messa a disposizione di soluzioni abitative appositamente studiate, magari sfruttando edifici già di proprietà del Comune, quali la vecchia scuola “Anna Franck” o il rifugio “La Madlena”.

Queste strutture dispongono fin d’ora, di un impianto sanitario in grado di accogliere più persone contemporaneamente, e potrebbero ospitare nei loro locali alcune famiglie o gruppi di persone in maniera temporanea, garantendo al contempo la dignità dei loro residenti e permettendo un risparmio di risorse al Comune, che sfrutterebbe risorse già in suo possesso.

Oltre ad affrontare l’emergenza abitativa, è fondamentale l’elaborazione di un progetto individualizzato nel quale si stabiliscono gli obiettivi e la tempistica di un percorso graduale che dall’accoglienza possa portare il beneficiario ad un’integrazione definitiva, sia sociale che lavorativa, e al reperimento di una soluzione alloggiativa autonoma. Siffatto percorso prevede l’iscrizione dei beneficiari a corsi di formazione professionale o per i tirocini lavorativi e, più in generale, l’orientamento ed accompagnamento ai servizi sociali e sanitari, propedeutici alla graduale acquisizione della capacità di muoversi autonomamente nel territorio.

Lo scopo finale di ogni percorso di accoglienza è l’integrazione finale dei rifugiati sul territorio, potrebbero essere predisposti percorsi individualizzati di inserimento lavorativo in altre zone d’Italia, in coordinamento con il Servizio Centrale ed enti pubblici e privati del luogo.

EMERGENZA ABITATIVA

La soluzione del problema dell’emergenza abitativa non riguarda esclusivamente i profughi od i rifugiati, ma va considerato un problema di crescente importanza considerando il rapido deterioramento delle possibilità economiche delle famiglie.A tal proposito, credo che la soluzione che il Comune di Giaveno potrebbe adottare, sia quella di mettere a disposizione delle strutture di sua proprietà, quali scuole non più in funzione od altri edifici al momento privi di destinazione d’uso.Tale soluzione porterebbe nel medio-lungo termine, ad un risparmio per le casse del comune per i seguente motivi:

  • Destinare a tale scopo delle strutture di proprietà consentirebbe di evitare costose sistemazioni, per lo più precarie, in strutture alberghiere o appartenenti ad enti terzi.
  • Permetterebbe, in maniera similare alla situazione attuale, riguardante i rifugiati ora “sistemati” nei pressi di Ponte Pietra, di affidarne le cure ad associazioni presenti sul territorio, con conseguente ricaduta positiva in ambito lavorativo e volontaristico sul Territorio.

Bisogna aggiungere che la sistemazione dei rifugiati o di chi si trovasse a vivere in una situazione di difficoltà, in un struttura adeguatamente adibita, permetterebbe loro di ridurre l’alienazione e lo spaesamento conseguenti al trauma vissuto. Permetterebbe inoltre di garantire le basi per le successive misure necessariamente da intraprendere. Come associazione si potrebbe indagare su quali e quante strutture disponibili sono presenti sul territorio comunale, e sulla base dei risultati ottenuti, sviluppare un progetto da sottoporre all’attenzione dell’amministrazione su almeno una di esse.

ACCOGLIENZA

Accogliere dei rifugiati non significa solamente dar loro un posto dove dormire, ma soddisfare anche tutte le loro esigenze primarie.

Al momento, i rifugiati accolti in Giaveno, sono assistiti da un’associazione che si occupa di fornire loro i pasti quotidiani ma nulla di più. E’ necessario intervistare i rifugiati, e verificate le loro necessità provvedere a fornire loro ciò che manca, siano essi vestiti o generi di prima di necessità. Attualmente, mancano loro vestiti e scarpe adatti al clima che si sta facendo più freddo. Il modo più semplice per ovviare alle carenze di cui soffrono rifugiati o persone in situazione di disagio va ovviata, possibilmente creando una catena solidale che, coinvolgendo i vari enti presenti sul territorio, vada a fornire i beni di prima necessità. Sarà inoltre necessario garantire loro un adeguato servizio sanitario, comprendente possibilmente, delle visite periodiche da parte di un medico, al fine di verificare le condizioni igieniche e di salute degli ospiti. Sarà mia premura contattare le associazioni di volontariato del territorio, in modo che, come è stato fatto durante la prima emergenza dei profughi provenienti dalla Libia, ogni associazione possa fornire il proprio contributo. Ad esempio il Comitato Locale di Giaveno della Croce Rossa raccoglie vestiti dismessi e potrebbe fornirne.

INSERIMENTO

Il terzo passo, una volta trovata una sistemazione adeguata e risolti i primi problemi legati alla mancanza di beni di prima necessità, sarà necessario studiare un percorso che permetta ai rifugiati di uscire dall’isolamento cui, giocoforza, sono costretti. A tale proposito, sarà necessaria un’ulteriore intervista, e verificate le loro competenze linguistiche, si dovrà attivare un percorso di apprendimento dei rudimenti della lingua italiana. Si era fatto anche nell’occasione precedente. Sappiamo che conoscono un inglese basilare, ed esistono enti disposti a impartire loro lezioni di italiano. Durante queste lezioni, sarà molto importante cercare di comprendere le competenze specifiche di ognuno dei rifugiati, in modo da far si che sia possibile creare una documentazione per ognuno di loro che possa facilitare, in un secondo momento, l’inserimento nel territorio e nell’ambiente circostante, permettendogli, un domani, di trovare un lavoro o di apprenderne uno nuovo. Sarebbe utile, a tal scopo, aiutarli a creare un Curriculum comprendente gli studi fatti se sono stati compiuti, e le competenze in ambito lavorativo. Considerato che purtroppo, l’insegnamento della lingua non è sufficiente a garantire una migliore accoglienza da parte della comunità locale, sarebbe necessario se non dovuto, progettare e organizzare una serie di incontri con i cittadini, al fine di sfatare i miti diffusi dai media o derivanti da propri preconcetti riguardo ai migranti. A tal scopo si potrà usare la Sala Consigliare del Comune di Giaveno, sfruttando il mezzo stampa ed il volantinaggio al fine di promuovere tali incontri. Sarà premura degli enti organizzatori contattare i relatori, cercando di garantire un’adeguata ed imparziale informazione in merito.

TUTELA

Il percorso di accoglienza dovrebbe inoltre garantire:

  • Informazione e orientamento sulle legislazioni italiana ed europea in materia di asilo;
  • informazione e orientamento per le pratiche legali;
  • assistenza legale per eventuali ricorsi avverso il diniego da parte delle Commissioni del riconoscimento della protezione internazionale;
  • informazione e orientamento ai servizi territoriali di assistenza sociale e sanitaria, accoglienza linguistica, formazione professionale.

ATTUAZIONE

Questo percorso può avere inizio solo grazie alla collaborazione tra l’Amministrazione, gli Enti Locali e le associazioni di volontariato presenti sul territorio. Questa bozza di progetto prevede la creazione di un “consorzio” di Associazioni di Volontariato, al fine di far confluire in un’azione efficace le competenze di le possibilità di ogni persona o associazione coinvolta. A tal fine sarà necessario contattare i vari soggetti che potrebbero essere coinvolti, creando un tavolo tecnico dove decidere i tempi ed i mezzi, i metodi da utilizzare e le competenze da mettere in campo. Di seguito vi è l’elenco delle associazioni che verranno contattate per attuare il progetto:

  • Volontari Valsangone
  • Croce Rossa Italiana
  • Sole Donna
  • Cooperativa Il Ponte
  • Auser

A queste andrà aggiunta la richiesta di aiuto all’amministrazione comunale.Verificata la disponibilità degli enti in questione sarà possibile procedere alla messa in opera dei primi interventi a favore dei migranti ospitati dal Comune, ovvero il rifornimento di vestiario e cure mediche se necessarie.

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